No ai concorsi prima dell’abilitazione nazionale

Lettera aperta agli organi di governo dell’Ateneo sul piano straordinario per la chiamata di Professori Associati

Al prorettore, agli organi di governo dell’Ateneo e p.c. a tutti i docenti dell’Ateneo,

facendo seguito alla comunicazione del Prorettore in merito al piano straordinario per la chiamata di Professori Associati, intendiamo dichiarare tutta la nostra preoccupazione per l’iniziativa del Ministero, il cosiddetto “golpe di capodanno” (vedi http://www.rete29aprile.it/), che appare atta a distrarre per altri fini i fondi stanziati ai sensi della Legge 240/2010 per la progressione di carriera degli RTI, che con la messa ad esaurimento della fascia avrebbero altrimenti visto annullate completamente tutte le proprie aspirazioni e prospettive.

Abbiamo più volte dichiarato che tale stanziamento non è di per sè sufficiente a garantire prospettive di carriera per i ricercatori meritevoli, se non in misura molto ridotta, né a risolvere il gran numero di problemi che la legge 240/2010 crea al sistema universitario italiano. Avremmo infatti voluto una Legge più coraggiosa che istituisse il ruolo unico della docenza universitaria. Riteniamo però che il tentativo di distrarre queste risorse per fini diversi, sulla cui validità non intendiamo qui argomentare, costituisca un grave e inaudito attacco ad una categoria che continua, senza alcun riconoscimento, a sostenere più del 30% della didattica strutturale dell’Università italiana (motivo per il quale la Legge ha appunto previsto un piano straordinario per la progressione al ruolo di associato).

Bandire concorsi che erano rivolti principalmente ai ricercatori abilitati a tale ruolo, prima che si sia tenuta la prima abilitazione nazionale, prevista dalla Legge “con frequenza annuale inderogabile”, disciplinata da regolamenti che dovevano essere emanati entro 90 giorni dall’approvazione della stessa e che colpevolmente non sono ancora stati approvati, è una decisione politica iniqua, provocatoria e totalmente inaccettabile.

Creare concorsi facilitati, con l’eliminazione della maggior parte dei candidati che potrebbero concorrervi, ci pare assolutamente contrario a ogni principio di meritocrazia e di efficienza. Perciò chiediamo che il nostro Ateneo si rifiuti di invertire l’ordine naturale delle cose e prenda posizione pubblica affinché prima si svolgano le abilitazioni nazionali e dopo si bandiscano i concorsi a cui potranno così partecipare tutte le persone meritevoli, selezionate a monte tramite una apposita abilitazione nazionale, come previsto dalla Legge vigente.

Trasformare le residue prospettive di carriera degli attuali RTI in trasferimenti di professori associati di altri Atenei, italiani e stranieri, sarebbe una scelta talmente penalizzante per i ricercatori da risultare suicida per il nostro Ateneo e siamo certi che i nostri Organi di Governo, nel momento di passaggio così delicato che stiamo vivendo, prenderanno tutte le iniziative possibili per evitarla.

Coordinamento dei Ricercatori del Politecnico di Torino

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